I Cartaginesi, che nel frattempo avevano l'egemonia sul mar Mediterraneo, sconfissero i sardi e conquistarono l'isola, senza riuscire a penetrare nelle località dell'interno, in quella zona chiamata Barbaria o Barbagia.
Per oltre 200 anni i Cartaginesi si stanziarono nell'isola, iniziando con le popolazioni locali un rapporto di convivenza, a volte conflittuale, a volte di scambio pacifico. Fu così che la cultura cartaginese penetrò profondamente in quella dell'isola, diventando,col tempo, predominante su quella nuragica. Il primo segno evidente di questa egemonizzazione, fu il modo di costruzione delle abitazioni, non più a pianta circolare, ma a pianta quadra, secondo il costume fenicio-punico. Nel 238 a.C. la Sardegna, in seguito alla prima guerra punica, da cui Cartagine uscì sconfitta, passò sotto il dominio di Roma, di cui divenne provincia. I romani conquistarono le città costiere, ancora fiorenti per il commercio, le ampliarono e le abbellirono, improntandole decisamente della loro cultura.
Ci volle un pò di più di tempo, però, per conquistare tutta l'isola. Infatti, le popolazioni delle zone interne, soprattutto di quella stessa Barbaria che aveva resistito alla colonizzazione cartaginese, mal sopportavano il dominio estero, e ingaggiarono vere e proprie guerriglie contro i romani, usando per rifugio e per gli spostamenti i nuraghi a corridoio, di cui i romani faticavano a conoscere la tipologia. Vi penetrarono, alfine, solo grazie al fiuto dei cani. Iniziò, così, per la Sardegna, la dominazione romana, che durò per quasi 700 anniLa cultura latina, con la lingua, le tradizioni, l'amministrazione e la religione si diffuse in tutta l'isola facendo scomparire definitivamente la civiltà nuragica. Nel 456 d.C., essendo l'impero romano d'Occidente in profonda crisi, arrivarono in Sardegna i Vandali che occuparono Caralis e le altre città costiere. Fu una dominazione brevissima, in quanto, nel 534 d.C., furono sconfitti, vicino a Cartagine dalle truppe dell'imperatore Giustiniano.
La Sardegna passò sotto il dominio bizantino, fu divisa in distretti chiamati Merèie, governati da uno judex, che risiedeva a Caralis e presidiati da un esercito di che era di stanza a Forum Traiani (Fordongianus), sotto il comando di un dux. Con i bizantini si diffuse nell'isola il cristianesimo, tranne che nelle Barbagie, dove continuavano a persistere glinusi e costumi religiosi e civili autoctoni. Solo in seguito alla conversione al cristianesimo di Ospitone, un mitico capo tribù di un effimero regno sardo indipendente, durante il pontificato di Gregorio Magno, la Sardegna tutta assimilò la religione cristiana.
Era il 594 d.C..
I Bizantini, impegnati continuamente nelle guerre contro gli arabi che avevano, nel frattempo, occupato la Sicilia, il Nord Africa e la Spagna, abbandonarono l'isola al proprio destino per cui lo judex provinciae, un tempo funzionario bizantino, divenne il capo supremo unico, con poteri civili e militari. Nel 710 le scorrerie degli arabi nel mar Mediterraneo divennero sempre più frequenti e i loro attacchi alle coste sarde erano un continuo pericolo per le popolazioni, per cui i paesi e le città litoranee vennero abbandonati dagli abitanti.
Per poter difendere meglio l'isola lo judex provinciae decentrò l'organizzazione politica e amministrativa e investì dei poteri civili e militari i suoi 4 luogotenenti delle merèie di Cagliari, Torres, Arborea e Gallura. Intorno al 900, resisi indipendenti, divennero veri e propri judices del loro stato o "logu". Nascono, così, i Giudicati, dei veri stati autonomi, governati dallo judex, i cui poteri sono limitati. Le più importanti decisioni spettavano infatti al parlamento detto Corona de Logu, formato dai rappresentanti del popolo, a cui lo judex doveva, comunque, rendere conto annualmente del proprio operato. Ciascun giudicato aveva confini ben precisi, un proprio parlamento, proprie leggi (Cartas de logu), propria lingua, propri emblemi e simboli statali, propria moneta. Era un vero e proprio stato o regno autonomo. Il giudicato di Cagliari ebbe termine nel 1258, quando la sua capitale, S.Igia fu attaccata dalle truppe sardo-pisane, divenendo così una colonia di Pisa. Il giudicato di Torres ebbe termine nel 1259, con la morte della giudicessa Adelasia. Il suo territorio venne spartito fra i Doria di Genova e i Bas-Serra di Arborea. La città di Sassari divenne comune autonomo.
. Il giudicato di Gallura scomparve nel 1288 perché venne occupato dai pisani. II Giudicato di Arborea, con capitale Oristano, durò, invece, per ben 520 anni. Nel 1297, il papa Bonifacio VIII stabiliva la sua sovranità sulla Sardegna, sulla Corsica e sulla Sicilia.
Per sanare la dannosa controversia fra Angioini e Aragonesi, per il dominio della Sicilia, infeudò la Sardegna al catalano Giacomo II i1Giusto, Re della Corona d'Aragona. Né Pisa, né il Giudice d'Arborea, né alcune famiglie liguri, che avevano i1
dominio sull'isola, riconobbero la cessione fatta dal Papa al Re d'Aragona, che dovette conquistarsi la Sardegna con le armi. Giacomo II si alleò, nel 1323 con il Giudicato d'Arborea. L'armata aragonese, comandata dall'lnfante Alfonso, figlio del Re, sbaragliò gli avversari occupando i territori pisani della Gallura e di Sassari e, nel 1324, prese possesso della città di Cagliari, Gallura, Sassari e Cagliari divennero, così,"Regno di Sardegna e Corsica". Nel 1353, cominciò una lunga guerra tra i Giudici d'Arborea e la Corona d'Aragona, per il dominio dell'isola, che si protrarrà per lunghissimo tempo, fino a che, nel 1409 Martino il Giovane, erede d'Aragona, con la vittoria della battaglia di Sanluri sulle truppe giudicali, conquistò definitivamente la Sardegna. In seguito al matrimonio di Isabella di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona che portò all'unificazione del Regno di Spagna, iniziò, per la Sardegna, la dominazione spagnola, senza contraccolpi.
Era il 1479. Da quell'anno, per quasi due secoli e mezzo, l'isola, come "Regno di Sardegna, col simbolo statuale dei Quattro Mori, restò assoggettata ad una dominazione fortemente accentratrice, che cancellò, del tutto, ogni residuo di autonomia locale, diffuse il feudalesimo,
le tradizioni, la lingua, i costumi spagnoli, compreso tutto l'apparato burocratico e statuale. Gli Arabi,con le loro scorrerie per il Mar Mediterraneo, continuavano a costituire un serio pericolo per le coste sarde, per cui Carlo V di Spagna fece edificare, lungo tutto il litorale, una miriade di torri di avvistamento, che ancora oggi caratterizzano il profilo dell'isola- Nel 1708, in seguito alla guerra di secessione spagnola, il Regno di Sardegna passò nelle mani degli Austriaci. Ma dopo poco tempo, nel 1717, venne occupato, nuovamente, darli Spagnoli. L'anno successivo, nel 1718, il Trattato di Londra stabilì il passaggio della Sardegna ai Duchi di Savoia, principi di Piemonte che lo resero uno "Stato perfetto", cioè gli venne attribuita la facoltà di stipulare trattati internazionali.
Fu in questo momento che cominciò a penetrare nell'isola il processo di italianizzazione, che solo
in parte, però, riuscì a sgretolare la cultura spagnola che si era profondamente radicata nei costumi locali. Infatti i Sardi hanno mantenuto segni inequivocabili, sia nella
lingua che nel folklore, che in una certa mentalità, caratteri e abitudini che affondano le radici nella cultura iberica.
Durante le guerre napoleoniche in Italia, i Savoia si rifugiarono a Cagliari nel 1799, e vi dimorarono per circa quindici anni. Nel 1847 si ebbe la fusione col Piemonte e la Sardegna ebbe un unico Parlamento, un'unica Magistratura e un unico governo con sede a Torino, fino all'unificazione d'Italia, nel 1861, quando il Regno di Sardegna si trasformò in Regno d'Italia.